Reflection, il nuovo album degli Hooverphonic è fatto in casa (dei fan)

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1391506304_hooverphonicNessuna sala di registrazione, nessun effetto realizzato al computer, per il loro ultimo album gli Hooverphonic hanno scelto di suonare a casa dei loro fan. Per dare vita a Reflection, questo il titolo del disco,  la band belga nata diciotto anni fa ha infatti scelto di lanciare un progetto speciale: Hooverdomestic.

«La standardizzazione tipica dei nostri tempi mi crea dei problemi – spiega Alex Callier, leader della band-. Il computer ha reso ogni cosa alla portata di tutti. Tutto è preimpostato. Tutto ciò che sentiamo è prodotto in digitale e manca di profondità e naturalezza. Ogni effetto, ogni riverbero è a portata di plug-in. Quest’album rappresenta pertanto una reazione all’attuale modo di registrare e di pensare. Volevo incidere in stanze che non erano mai state utilizzate da altre band».d4bc26b2ed2e7484ce0c3613ab176183 Da qui l’idea di rivolgere un appello a tutti gli ammiratori, chiedendo chi fosse disposto a trasformare in una sala di registrazione il proprio soggiorno, la propria camera o qualsiasi altra stanza della casa. Fra le 180 proposte ricevute gli Hooverphonic hanno scelto quattro case fra il Belgio e la Francia: un mattonificio di Boom trasformato in loft, due imponenti case a Gent-Brugge e nella regione della Champagne e un’antica fattoria di proprietà di un artista di Kermt. «In verità sono cinque, perché abbiamo registrato le voci anche in una chiesa… che in fin dei conti è la casa di Dio» sorride Alex Callier.

Registrare all’interno di abitazioni private ha influito notevolmente sulle sonorità dell’album, che deve il nome Reflection proprio ai riverberi generati dal riflesso delle onde sonore nello spazio. L’acustica degli ambienti ha contribuito notevolmente alla resa finale del suono, offrendo sonorità che sarebbe stato impossibile trovare altrove. Il risultato è un disco che fa del suo essere imperfetto la sua suggestione maggiore e il suo punto di forza: «Ne è uscito un disco “sporco”, grezzo, privo di fronzoli – racconta Alex Callier -. Semplicemente puro e naturale, senza nessun taglia e incolla».

Per rendere omaggio ai propri fan gli Hooverphonic hanno scelto di ricordare le case che li hanno ospitati inserendo nei brani del loro ottavo album strumenti trovati proprio all’interno delle abitazioni: un vecchio pianoforte dell’Ottocento, un armonio giocattolo, alcune bottiglie trasformate in un organo improvvisato, un tamburo sciamanico artigianale e un megafono.
«All’inizio la casa discografica ci ha preso per matti ma alla fine, anche se il disco è costato un po’ di più, avevamo ragione noi: il risultato è molto più caldo». Il disco, uscito a fine maggio, è stato accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica, proprio come è accaduto ai membri della band, che, come racconta sorpreso Callier, hanno conosciuto persone felici di mettere per un po’ a soqquadro le proprie abitudini e che, proprio come dei veri coinquilini, la mattina li salutavano con un semplice: “Eccovi le chiavi, io vado a lavoro, ci vediamo dopo”.

Elisa Zanetti

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