3 questioni (spinose) sull’utilizzo della realtà virtuale nell’immobiliare

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L’utilizzo della realtà virtuale e dei virtual tour nella compravendita di immobili sta diventando sempre più popolare, ma ci sono tre temi che nessuno ha ancora preso in considerazione, scrive Mike DelPrete, imprenditore nel settore tech e consulente di business con vasta esperienza nel ramo delle tecnologie immobiliari digitali.

Qualche tempo fa, Inman – testata statunitense di settore – ha pubblicato un articolo intitolato “Sotheby’s batte Zillow e Realtor.com sul 3D”, suggerendo che Sotheby’s abbia in qualche modo sorpassato i primi due portali immobiliari degli Stati Uniti con una nuova entusiasmante tecnologia.

La verità è che Sotheby’s vince facile, perché né Zillow, né Realtor.com hanno un reale interesse nel campo della virtual reality.

Infatti, nonostante tutti parlino di questa tipologia di prodotti, ci sono ancora tre questioni di business fondamentali da dirimere. 

Gli agenti immobiliari non simpatizzano per la realtà virtuale

Gli agenti immobiliari non vogliono essere disintermediati. Anzi, auspicano di essere contattati da potenziali clienti, di rispondere alle loro domande, chiarire i loro dubbi, mostrare l’immobile. E’ così che ottengono i loro ricavi!

Gli agenti sono una parte centrale del processo di compravendita immobiliare. Perché dovrebbero incoraggiare gli acquirenti ad utilizzare una tecnologia che li estromette dal processo? Contenuti di alta qualità come i tour virtuali agevolano i consumatori fornendo loro maggiori informazioni su un immobile senza la necessità di visitarlo personalmente e – di conseguenza – senza la necessità di rivolgersi ad un agente immobiliare per visitarlo.

Chi paga per la virtual reality?

I tour virtuali e i modelli 3D sono costosi. In media i fornitori di questi servizi addebitano tra i $ 100 e i $ 200 per realizzare i video. Anche se si tratta di una tariffa relativamente modesta per una casa di $ 300.000, quando il servizio viene effettuato su centinaia o migliaia di case, ecco che il costo cresce velocemente.

Inoltre, c’è anche un disallineamento enorme nella filiera del valore: la realtà virtuale migliora l’esperienza degli acquirenti, ma il pagamento viene addebitato ai venditori.

Quindi chi deve pagare per la realtà virtuale? Gli acquirenti? I venditori? Gli agenti? I portali immobiliari? In realtà, nessuno di loro vuole farlo, a causa del prossimo punto …

La virtual reality non aiuta a vendere più case

Non esiste una risposta convincente alla domanda, “La realtà virtuale farà vendere più case?”. Il processo  di compravendita attuale funziona abbastanza bene: le persone trovano una casa potenzialmente interessante tramite i mezzi pubblicitari, guardano alcune foto, la visitano, e infine decidono se fare un’offerta.

Offrire un tour virtuale virtuale o un modello interattivo 3D non fa la differenza, non stravolge il processo. La stragrande maggioranza degli acquirenti, dopo il tour virtuale, vorrà comunque visitare l’immobile di persona.

La realtà virtuale aggiunge semplicemente un altro step a un processo già rodato, senza stravolgerlo. Non si tratta di un miglioramento del processo di vendita e nessuna parte del processo esistente verrà sostituita. Il virtual tour è qualcosa di “nuovo”, “fresco”, “interessante” – “figo” se vogliamo – ma non è efficace nel vendere più case.

Il discorso cambia per le nuove costruzioni. In questo scenario la realtà virtuale apporta un valore aggiunto reale al processo consentendo agli acquirenti di vedere qualcosa che in precedenza non potevano vedere, aggiungendo un vero e proprio miglioramento al processo.

Quanti video?

Per capire l’impatto potenziale della realtà virtuale sul settore immobiliare, basta guardare ai numeri: quanti video tour ci sono sui grandi portali immobiliari?

La risposta è pochi.

Basti pensare che REA Group in Australia – che ha in assoluto i numeri più elevati in termini di video caricati -raggiunge percentuali davvero basse, che non superano il 10/15% del listato totale. Ma il portale australiano rimane un outlier.

Se guardiamo agli altri grandi portali, come Zillow o Zoopa nel Regno Unito o Trade Me in Nuova Zelanda, siamo fortunati se riusciamo a trovare l’1 per cento delle inserzioni con tour video incorporati. E Rightmove, leader di mercato nel Regno Unito, non ne ha sostanzialmente nessuno.

Conclusione

In definitiva, Sotheby’s non ha battuto nessuno. I grandi portali di tutto il mondo sarebbero perfettamente in grado di supportare funzionalità come il 3D e i virtual tour. Semplicemente hanno scelto di non farlo. Perché alla fine della fiera, la realtà virtuale non apporta un valore aggiunto significativo, deve affrontare impedimenti strutturali ad un’adozione diffusa ed è costosa.

 

Visto su PropertyPortalWatch.com

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